“ Lavorare nei Nuovi Media - Intervista a Lapo Chirici ”

Redazione di Educaweb.it
24/04/2017

Impossibile negarlo: il web è parte integrante della nostra vita quotidiana.
La nostra è una società perennemente connessa e, sebbene con un po' di ritardo rispetto ad altre parti del mondo, anche in Italia si stanno prospettando nuovi scenari nell'ambito della digital communication. Perché oggi il mondo del web non è più soltanto interazione tra gli utenti, ma uno spazio virtuale dove incontrare nuove opportunità lavorative.
Le cosiddette "professioni digitali" sono richiestissime e questo lo testimoniano recenti analisi statistiche che vedono l'ingresso nel mondo del lavoro di una percentuale crescente di giovani che si specializzano in questo ambito.
Un esempio eccellente di come sia possibile una carriera digital è certamente quello di Lapo Chirici, di professione digital media strategist, coordinatore del corso in Web Communication presso lo IED di Firenze (corso che lui stesso ha frequentato durante la sua formazione circa dieci anni fa). Con una laurea in International Marketing presso l'Università di Firenze, un master in Media Relations in collaborazione con il Sole 24 Ore, e ancora diversi altri corsi di aggiornamento.
La sua testimonianza è da considerarsi preziosa per chiunque voglia intraprendere una carriera nel campo dei nuovi media.
 
Lapo, raccontaci come sei diventato un digital media strategist?
Al termine dei miei studi, mi sono avvicinato al mondo delle media relations per poi specializzarmi nella consulenza in comunicazione web e digital marketing, discipline che in dieci anni hanno assunto un ruolo fondamentale nella vita di un'impresa, non solo dal punto di vista promozionale. La caratteristica peculiare di questo lavoro è la multidisciplinarietà: tra i vari progetti a cui ho preso parte ci sono il lancio del Mercato Centrale di Firenze, una delle più grandi realtà food in Toscana, per poi passare al settore turistico. Al momento sto gestendo la digitalizzazione di quattro aziende attive nella filiera Oil & Gas e Power Generation, due a Milano e due in Toscana. L'aspetto che preferisco del mio lavoro è il fatto di essere assolutamente dinamico e trasversale.
 
Il tuo lavoro può essere tranquillamente definito un vero e proprio processo creativo. Ci spieghi come procedi di solito, quali sono le varie "tappe" che conducono ad una strategia vincente?
Si parte da un brief con il cliente per mettere a fuoco gli obiettivi da raggiungere e poi si pianifica una strategia che ovviamente richiede un accurato processo di ricerca, fondamentale per la buona riuscita del lavoro. Elaborata la strategia, il budget e gli strumenti, la si espone in modo chiaro e puntuale al cliente, con il quale si intrattiene un rapporto continuativo. Sono previsti step intermedi, utili per la verifica dell'efficacia delle azioni in atto ed eventuali riallineamenti. Questo controllo lo si fa proprio con il committente, che ha quindi un ruolo molto attivo in tutto il processo di digitalizzazione, oltre che nel monitoraggio dei risultati attesi. E' importante che anche loro apprendano la logica che sta dietro determinati interventi, in modo da poter internalizzare un domani alcune di queste competenze. Sono account che durano minimo sei mesi, quindi abbastanza lunghi, ma al contempo anche educativi reciprocamente quando gestiti in modo corretto.
 
La figura del digital media strategist è sicuramente emergente nel panorama lavorativo italiano, e altrettanto poco conosciuta, rispetto ad altri paesi esteri più industrializzati. Come mai, secondo te? Cosa abbiamo in meno rispetto ad altri?
Fondamentalmente in Italia mancano da un lato tanto un assetto economico omogeneo per la diffusione di una professione del genere, dall'altro una mentalità imprenditoriale che riesca ad "accettare" di buon grado – e allo stesso tempo sfruttare – la maggiore apertura del mercato. Escludendo una città cosmopolita come Milano, epicentro del mondo web e polo economico d'Italia, per quanto riguarda il resto del territorio c'è ancora un po' di strada da fare sotto il profilo innovazione, anche se i segnali sono positivi. All'estero, ad esempio in città come Londra, i manager sono molto più giovani, e di conseguenza hanno una mentalità più pronta alle trasformazioni di questo periodo storico. Vero è poi che i punti di forza di noi italiani rimangono senz'altro una spiccata capacità astrattiva e di ragionamento, fondamentali per padroneggiare al meglio anche le tecnologie digitali. Ciò che manca un po' sono forse la costanza e la metodicità nel lavoro. Per questo confrontarsi con persone di altri paesi e culture aiuta molto.
 
Quindi cosa consiglieresti ad un giovane che vuole intraprendere una carriera nei nuovi media?
Questo è un settore non semplice, ma bellissimo. Bisogna essere disposti a sacrifici, perché il fatto di essere costantemente connessi può limitare il tempo per la vita privata. Quindi sono necessari flessibilità, equilibrio e anche spirito di adattamento. La continua crescita avviene grazie all'evoluzione delle tecnologie che lo dominano: c'è sempre qualcosa di nuovo da imparare, applicare e cucire su misura ai diversi settori in cui si opera. Sì, è un mondo competitivo ma molto più leale di altri, perché l'incompetenza si maschera male di fronte ai dati. Se si è davvero bravi e lo si dimostra, regala davvero grandi soddisfazioni.
 
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