“ Professione designer. Intervista a Valentina Sciumè ”

Redazione di Educaweb.it
08/05/2017

pensare, progettare e promuovere un prodotto

L'Italia è da sempre patria dell'artigianato e della moda, fin da tempi molto lontani.

Si pensi alle antiche botteghe artigiane fiorentine dove abili mani hanno saputo intrecciare fili di stoffe e tessuti, incidere con gli scalpelli legni pregiati, lavorare metalli e incastonare pietre preziose.

L'artigiano, ma in particolare modo l'orafo, fabbrica, lavora e ripara i gioielli, ma il progetto iniziale, il pensiero, il concept viene affidato al designer.

Per essere designer la creatività è importante, ma non basta: serve attitudine al cambiamento, una buona conoscenza delle dinamiche contemporanee, dei tessuti, dei materiali, ma è necessaria anche un'ottima preparazione teorico-pratica sulla storia del prodotto industriale, sulla semiotica, sull'arte, la fotografia, la tecnologia e la sociologia. Perché per progettare e promuovere un oggetto è fondamentale conoscere anche il pensiero umano.

Le idee diventano segni, disegni e poi prototipi. E, quando un'azienda crede nel progetto, è allora che i pensieri si trasformano in prodotti di consumo e di lusso.

Il designer di accessori di moda, ad esempio, si occupa di valorizzare silhouette di prodotti aggiungendo la propria firma creativa alla collezione woman o man: borse, scarpe, foulard, occhiali, bracciali, gioielli sono l'anima del fashion style e per realizzarli è necessaria una figura professionale in grado di gestire l'intera filiera, dal concept creativo allo sviluppo progettuale, fino al posizionamento dell'accessorio sul mercato.

Il designer di accessori  è un interprete di tendenze del mondo fashion che, in base al proprio gusto e alla propria attenzione ai dettagli, crea empatia verso il proprio prodotto.

Valentina Sciumè ne è un esempio: talento agrigentino la giovane fashion designer ha fondato l'azienda e il brand di alta moda Sciumè, che ha fatto della qualità artigianale Made in Italy il proprio must have.

Valentina, raccontaci la tua esperienza di designer e come ti sei avvicinata a questo mondo

Avevo le idee chiare fin da bambina su cosa avrei voluto fare da grande! Sono riuscita ad intraprendere questo percorso dopo avere studiato quattro anni all'Accademia di Costume e di Moda di Roma. Ho lavorato come designer per diverse aziende iniziando lo stesso anno in cui dovevo diplomarmi. La mia prima esperienza è stata da "Alberto Biani", lì ho disegnato la linea ready to wear per due stagioni. Ero una ragazzina ed ho avuto la fortuna di lavorare a stretto contatto con lo stilista imparando davvero tantissimo. Mi ha dato la formazione giusta per andare avanti. Di seguito un'esperienza nel design team della prima linea di "Costume National" e due anni e mezzo nella produzione accessori donna di Versace, Versace Collection e Versus. Sono passata dallo stile al prodotto, ma è stato fondamentale per la mia crescita professionale. Il mio sogno era quello di avere un brand che portasse il mio nome, mettermi in proprio e proporre quella che adesso è la mia visione di moda. Mi sono sentita pronta per iniziare un nuovo capitolo della mia vita, ho registrato il marchio "Sciumé" nel 2012 e da lì è stato un nuovo inizio.

Cosa significa essere designer di accessori oggi? E quali sono le caratteristiche fondamentali per poter svolgere al meglio questa professione?

Oggi di designer di accessori ne è davvero pieno il mondo, per questo è fondamentale riuscire a distinguersi proponendo un prodotto unico che abbia un branding forte. Il nostro è un lavoro mosso in primis dalla fantasia, dalla curiosità e da qui nasce la voglia di creare, nascono delle intuizioni! É un lavoro che nasce da una passione direi sconfinata, quella passione che rende ogni sacrificio più leggero. Serve dedizione, pazienza e molta umiltà.

Quali sono i percorsi formativi che consiglieresti ai giovani che vogliono approdare nel campo del fashion design? 

Io dico sempre che studiare moda non vuol dire smettere di studiare e dimenticare i libri! Purtroppo molte nuove scuole basano tutto sul disegno, che è ovviamente parte fondamentale del programma ma non deve e non può essere l'unica materia. Scegliere un percorso formativo completo e più ampio dà quella spinta in più che fa la differenza. Io vengo dalla vecchia scuola, quella accademica. Ho studiato moda ma anche costume e le materie erano molte e complesse, tra queste ad esempio storia del Teatro. Il nostro è un mondo che coinvolge tutte le arti ed è per questo che bisogna approfondirle tutte. La pittura, la fotografia, il cinema… Un altro aspetto fondamentale è scegliere una scuola che abbia docenti che lavorano nella moda, che possono instradare i ragazzi a quella che è la vera realtà del nostro mestiere consigliandoli e preparandoli nel migliore dei modi.

Quanto è importante fare esperienze all'estero secondo te? O possiamo puntare sull'Italia?

Partiamo dal presupposto che fare esperienza all'estero sappiamo che è importante; qualsiasi sia il mestiere che abbiamo intrapreso. Fa curriculum! Detto ciò teniamo presente che siamo in Italia; patria del made in Italy. Siamo noi ad avere le migliori aziende di moda del fashion system ed i migliori artigiani. Tantissimi designer di tutte le nazionalità si spostano in Italia e puntano sull'Italia perché sognano i nostri marchi…La moda è motivo di grande orgoglio per il nostro paese e Milano ne è il centro nevralgico. Per quanto mi riguarda ho sempre desiderato andare a vivere all'estero per qualche tempo, ma ogni volta che decidevo di andare via arrivava una proposta che mi faceva restare. Milano è cosi, ti tiene ancorata, perché Milano è la città della moda per eccellenza. Speriamo solo che ci possa essere più spazio per i giovani designer perché abbiamo la voglia e le capacità di poter fare grandi cose.  

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