“ Food destination. Intervista a Domenico Cilenti, Chef del ristorante il Gourmettino ”

Redazione di Educaweb.it
23/08/2017


E' sempre più frequente oggi notare un'attenzione maggiore da parte delle persone alla qualità del cibo e alla sua preparazione.

Sarà per i numerosi programmi televisivi dedicati al food, sarà perché finalmente si sta riscoprendo l'importanza del mangiare bene e dei sapori veri, ma oggi il food è diventato così importante da diventare l'obiettivo primario anche di molti turisti, che scelgono, nei loro viaggi, di partecipare a tour enogastronomici o comunque prestano un'attenzione maggiore alle loro scelte in fatto di ristoranti.

Sicuramente se il food oggi è diventato così importante e ricercato è merito di chi conosce le materie prime e sa come trattarle e valorizzarle: lo Chef.

In Italia non abbiamo niente da insegnare in fatto di buona cucina, ma come si può diventare uno Chef di successo e come si può distinguersi attraverso il proprio lavoro?

Lo abbiamo chiesto allo Chef Domenico Cilenti, proprietario del ristorante "Porta di Basso" in Peschici, nel territorio del Gargano, che a solo un anno dalla sua apertura si è guadagnato una stella Michelin e Chef del ristorante "Il Gourmettino", a Firenze.

Vincitore nel 2006 del premio come miglior giovane Chef della Puglia, Domenico Cilenti continua a farsi notare e a rendere famosa la sua cucina, costruita attorno ai sapori tipici del sud Italia, tanto che nel 2008 vince il premio di "miglior giovane chef del Mezzogiorno" e nello stesso anno è insignito del titolo di "Chef dell'anno" in Puglia.

Riconosciuto come uno dei più influenti cousine Chefs pugliesi nel mondo Domenico Cilenti è sicuramente la persona che meglio ci può spiegare come si diventa Chef e come si può far del proprio ristorante un successo.

1. Com'è nata la sua passione per la cucina e quando ha capito che la ristorazione sarebbe diventata il suo mondo?
 La mia passione per la cucina è nata grazie agli insegnamenti di mia madre. Lei aveva un piccolo ristorante ed io ho seguito le sue orme. Fin da bambino sapevo che la cucina sarebbe diventato il mio mondo, perché ero "una buona forchetta" e aiutavo spesso mia mamma nella preparazione dei piatti per gli ospiti e mi divertivo a degustarli prima di servirli a tavola.


2. Quali sono stati i suoi percorsi formativi e quali, invece, avrebbe voluto intraprendere?
La mia esperienza più importante è stata quella presso Villa Principe Leopoldo a Lugano, dove lo Chef Dario Ranza e la sua brigata mi hanno aiutato a crescere professionalmente. E' stata una splendida esperienza per affinare e migliorare la mia tecnica e rimpiango di non aver fatto più stage nelle cucine di grandi maestri.

3. Consiglierebbe a tutti di viaggiare più possibile per imparare o di scegliere attentamente le proprie mete formative all'estero?
Credo che viaggiare sia fondamentale per un giovane cuoco. Ai ragazzi che vengono nella mia cucina dico sempre di fare esperienza in giro per il mondo perché il viaggio è scoperta, cultura e apertura mentale. Personalmente viaggio spesso per lavoro confrontandomi con molti altri chef e devo dire che il mio bagaglio culturale migliora sempre ogni volta che ritorno a casa.

Ecco i miei consigli per un bel viaggio formativo:
 
1. Appassionarsi ad uno chef
2. Studiare bene il territorio e le sue tradizioni
3. Conoscere i prodotti migliori della zona


4. Cosa rende la sua cucina e il suo progetto di ristorazione diverso dagli altri e cosa dovrebbe fare uno Chef per distinguersi?
La mia cucina è fatta di materie prime del territorio dal quale provengo, "il Gargano", un piccolo paradiso nella costa nord della Puglia. E' una cucina unica nel suo genere perché variegata, come il luogo dal quale proviene. Il mare, la foresta, il lago, le campagne si mescolano nella cucina, creando un'armonia di sapori. Ogni piatto, preparato con cura, attenzione e rispetto degli ingredienti, esalta nella sua semplicità tutte le singole materie prime.

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