“ Brunello, anima e cuore della produzione vitivinicola toscana ed italiana: intervista ad Alessandro Mori, proprietario de il Marroneto ”

03/10/2017

Il Brunello di Montalcino è un vino rosso a Denominazione di Origine Controllata e Garantita (DOCG). Un vino limpido, brillante, dal profumo intenso e persistente nel gusto. Viene prodotto in Toscana nel territorio di Montalcino in provincia di Siena e proprio lì si trova una delle dieci aziende storiche di questa prestigiosa area vitivinicola: il Marroneto di Alessandro Mori.
Alessandro, vignaiolo per passione e produttore per professione è l'esempio dell'imprenditore moderno impegnato in un'azienda legata a retaggi tradizionali di un territorio.
 
 Io oggi ho 56 anni e, pur non essendo vecchio, sono tanti anni che mi dedico alla produzione del vino. Come spesso accade, la storia del Marroneto ed il legame che mi unisce alla mia azienda nasce per caso. Nel 1974 Mio padre, avvocato, decide di comprare un piccolo appezzamento di terra in campagna per riposarsi il fine settimana trovando questo "poderetto" di proprietà della Curia proprio alle porte di Montalcino. Io e mio fratello decidemmo di piantare una piccola vigna, per produrre il vino per casa e per gli amici. ?La prima vinificazione fatta fu nel 1976 ed il primo Brunello imbottigliato fu nel 1980.
La nostra vita comunque era un'altra. Mio fratello entrò nello studio legale di mio padre, ed io scelsi l'ufficio legale di un istituto di proprietà del Monte dei Paschi di Siena. In tutto questo tempo, il Marroneto era sempre stato la passione del fine settimana. I vini erano sempre puliti, come ci avevano insegnato sia nostra madre, farmacista, sia il nostro maestro enologo, il Dott. Mario Cortevesio. Il tempo da dedicare al piccolo poderetto di campagna però era sempre meno. Decidemmo quindi di mettere in vendita Il Marroneto. Furono due mesi di grande turbamento interiore per me a tal punto che all'età di 33 anni decisi di lasciare la banca e di trasferirmi nella piccola casa del podere.
Oggi la realtà del Marroneto è completamente diversa: ho tre aiutanti, tutti giovani, ed una collaboratrice in ufficio. Le bottiglie prodotte sono circa 35.000 annue ed esporto un po' in tutto il mondo. Tanto è cambiato anche in me: vedo nell'uva l'espressione ed il rispetto del passato ma soprattutto, la considero come la materia informe da plasmare e che mi permette di presentarmi con i miei vini, al mondo.
 
 Quando io sono arrivato a Montalcino, il Brunello non era un vino famoso nel mondo come lo è oggi. Gli anni ottanta sono stati il boom per l'immagine e la qualità del vino Brunello. Questo ha fatto sì che tanti investitori vedessero Montalcino come il posto ideale dove venire ad investire. Ma così non fu. L'aumento smisurato di produzione portò ad un periodo difficile di vendite. Gli anni novanta furono caratterizzati da un generale allontanamento dalle peculiari caratteristiche del nostro "sangiovese". Io ho sempre combattuto questo modo di distruggere la nostra storia.
Oggi a Montalcino c'è una generazione di venticinque/trentenni che, con grande capacità ed umiltà, sta cambiando tutto proprio grazie al ritorno al passato. Loro hanno capito una cosa che nel mio mondo è il filo conduttore di tutto, la territorialità: è il fatto che il vino con le nostre caratteristiche lo possiamo fare solo qui, non altrove.
 
 I miei vini hanno ottenuto tanti e prestigiosi riconoscimenti a livello mondiale. Questo sicuramente perché sono sempre stato me stesso, ho sempre fatto il vino per il piacere di esprimermi, sono stato perseverante, determinato, coraggioso ma anche fortunato. Sinceramente non so cosa stiano cercando gli altri produttori. Posso solo consigliare a chi sta lottando per emergere, di essere sempre se stessi, di credere nelle proprie forze e di non lasciarsi scoraggiare. L'omologazione porta all'anonimato. La mia vigna storica prende il nome da una chiesa del 1200 che è proprio al confine alto del Marroneto. La Madonna delle Grazie, che dà anche il nome al mio vino più conosciuto, il ‘Brunello di Montalcino Il Marroneto Selezione Madonna delle Grazie'.
 
 Per esigenze di troppa vigoria nel 1988 lasciammo l'inerbimento naturale. Non sono mai stati dati, quindi concimi o fertilizzanti. Per descrivere il mio lavoro dunque partirei dal concetto di rispetto. Quello che faccio è solo l'espressione del rispetto che io giornalmente ho per il mondo che mi ha accolto; rispetto per quest'uva così unica. Rispetto per tutto il lavoro, la fatica, l'attenzione che c'è dietro alla professione di vignaiolo.
 
 Io ho studiato per diventare avvocato, eppure la vita mi ha portato ad essere un vignaiolo. Negli ultimi anni sono stato chiamato a parlare della mia storia alle Università di Oxford e di Yale, incredibile vero? Non sai mai dove ti porta la vita, l'importante è seguire sempre i propri sogni. L'entrare in una cantina di livello da giovane, magari appena diplomati e formarsi con l'esperienza potrebbe essere una strada da seguire.
Una cosa certa la posso consigliare: il mio mondo è così vasto e variegato che la curiosità e la cultura sono d'obbligo.
Assaggiate tanti vini provenienti dalle più sparse parti del mondo e fatevi una cultura del panorama del vino. Chiedete in punta di piedi di poter visitare le migliori cantine e curiosate nei meandri dei loro segreti. Siate curiosi.
 
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