“ Come nasce e si rinnova un brand nel mondo della moda? Intervista a Sabina Giangreco fashion designer del brand Sabelle ”

28/12/2017

Da oltre cinquant'anni la famiglia Giangreco è sinonimo di artigianalità del mondo della pellicceria internazionale, infatti da sempre interpreta le nuove tendenze declinando la pelliccia in mille varianti pur mantenendo la sua unicità.
Sabina e Letizia, le founder della maison Sabelle Atelier, hanno dato vita a questo brand unendo passione, creatività, maestria sartoriale e professionalità.
La maison reinterpreta i capi di pellicceria realizzando collezioni di abbigliamento all'avanguardia.
Ma come si crea un brand con una forte identità e come lo si può rendere sempre attuale e contemporaneo pur rimanendo legato alla tradizione da cui deriva?
Lo abbiamo chiesto a Sabrina Giangreco, che con Sabelle Atelier ha conquistato i mercati italiani ed esteri.
 
  1. Come nasce la Maison Sabelle Atelier e quando ha capito che la moda sarebbe stata la sua vita?
 
Il brand Sabelle Atelier nasce nel 2017, ma le sue origini stilistiche sono ben lontane: la maison fiorentina nasce nell'autunno del 2009 sotto il nome di Dejamis, una vera eccellenza internazionale per la pellicceria d'avanguardia, i capi di sartoria, i gilet, che ancora oggi continua ad operare.
I metodi di produzione sono quelli del migliore made in Italy, il taglio sartoriale è curato e l'attenzione ai trend del settore è assoluta. Lavoriamo ogni giorno affinchè le nostre clienti, abbiano un vestito unico su misura, realizzato con capacità, cura e attenzione ad ogni richiesta. Sabelle è l'unione del mio nome insieme a quello di Letizia, che oltre ad essere la mia socia, è anche la responsabile commerciale per il mercato domestico e quello internazionale.
 

     2.  Cosa rende Sabelle un brand di successo e cosa rende i suoi capi riconoscibili?  


Io credo che la maestria sartoriale ereditata da mio padre, l'estro creativo e l'unicità sono i tre must di ogni nostra creazione.
La nostra peculiarità sta nel realizzare capi su misura: le vecchie pellicce, quelle meno indossate o non più "alla moda", diventano un capo eccezionalmente glamour e alla mano. Così grazie alla nostra sartorialità, alla ricerca dei tessuti per impreziosire i capi, trasformiamo una lunga pelliccia in un gilet, in una giacca o in una stola. I tessuti interni double face uniti a inserti etnici, maniche e tasche destrutturate compongono il capo d'abbigliamento che la nostra acquirente ha sempre immaginato di possedere e che insieme a noi lo vede realizzato. Il legame che si instaura è magico proprio perché attento alle diverse esigenze del cliente.
Quindi in sintesi direi che la chiave di successo è siuramente il riuso di capi preziosi sia da un punto di vista materiale che immateriale e poi senz'altro la loro rimessa a modello tramite delle linee e dei tessuti che nessun altro può replicare.

    3.  Si sente parlare sempre più spesso di moda sostenibile. Qual è la posizione di Sabelle in merito a  questo tema?  


Si parla ormai da molti anni della salvaguardia del Pianeta e della tutela delle persone, ma oggi più che mai, è doveroso applicare questi concetti anche alla moda, seconda industria più inquinante al mondo. Trasformandola in un settore più sostenibile che include tanto i principi della moda ecosostenibile quanto quelli della moda etica. Oggi molti marchi e stabilimenti produttivi hanno deciso di aderire a questa visione rivoluzionaria: Benetton, Zara, H&M, Nike, Puma, Mango, Levi's, Adidas, Valentino sono solo alcuni dei protagonisti internazionali dell'industria dell'abbigliamento che stanno intraprendendo un percorso aziendale volto alla sostenibilità. In Italia esistono anche molte realtà che, nel loro piccolo, cercano di attuare in maniera responsabile sensibilizzando i consumatori sull'importanza di acquistare abiti non impattanti. A mio avvisio, il futuro della moda è la sostenibilità, sono convinta che tutto il mondo della moda debba sottoporsi a un processo di cambiamento volto alla tutela delle persone e dell'ambiente. Noi nel nostro piccolo lo facciamo ormai da qualche anno…e se penso al futuro della moda, ovvero di quello che immagino per le prossime generazioni, i nuovi marchi e i designer emergenti, la sostenibilità sarà certamente parte integrante del futuro.

   4.  Quali sono i percorsi formativi che consiglia agli studenti che intendano intraprendere una carriera in questo settore?  


La formazione in questo ambito è fondamentale, sia per chi desidera creare e realizzare collezioni moda, sia per chi desidera lavorare sulla parte strategica aziendale.
Secondo la mia esperienza, per chi desidera creare una collezione, è molto importante dopo la formazione sui banchi di scuola, dedicarsi al lavoro manuale e quindi tanta, tanta pratica in laboratorio…
Per quanto riguarda invece le professionalità da acquisire per potenziali inserimenti in aziende, raccomando a tutti i giovani che sognano di lavorare in questo settore di sviluppare maggiori competenze possibili in quegli ambiti della promozione e del marketing che ad oggi appartengono alla realtà aumentata del web e dei social media. La percezione di un prodotto sul mercato varia secondo le strategie di marketing più efficaci messe in campo e di conseguenza le figure professionali più richieste, anche nella moda, saranno sicuramente quelle legate all'utilizzo dei nuovi canali di diffusione e promozione. A tale proposito anche i manager gestori degli e-commerce  e gli operatori vendite online sono figure chiave in azienda.
 

     5.  Riuscire a creare capi sempre contemporanei implica un attento studio del mercato e delle nuove tendenze. Come riuscite a rinnovare costantemente le vostre collezioni? Quanto è importante aggiornarsi?  


Per uno stile unico e irripetibile, i nostri trend setter percorrono le strade del mondo, tra mercatini e show-room, e sono alla continua ricerca di ispirazioni, stoffe ed accessori d'effetto che facciano innamorare tutti i nostri clienti, comprese le più esigenti. Il restyling sartoriale dei capi è creativo, la rimessa a modello è il nuovo trend cosmopolita con il quale io e Letizia lavoriamo in mercati internazionali da New York a Londra, da Ginevra a Milano, con capi esclusivamente italiani ma dal gusto internazionale.
 
 
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