La 'non formazione' ha un costo?

Redazione di Educaweb
21/08/2014

Un sondaggio di Fonditalia rivolto agli imprenditori cerca di capire se esiste una relazione tra scarso rendimento dell'impresa e mancata formazione. Le aziende che meglio reagiscono alla crisi sono quelle più capaci di innovare. 

 
La 'non formazione' ha un costo per le aziende? Scarso rendimento produttivo dell'impresa e mancata formazione possono essere messi in relazione tra di loro? Tenta di rispondere a questa e ad altre la Fonditalia, Fondo Paritetico per la formazione continua, attraverso un sondaggio dedicato ai Costi sociali della non formazione. 
 
La formazione è fonte di sviluppo per le aziende
L'obiettivo del progetto è quello sollecitare le imprese e l'opinione pubblica ad investire di più nella formazione, che rappresenta non solo un valore aggiunto per l'economia ma un vero e proprio fattore di sviluppo per le imprese. Sembrano esserne la riprova, in senso contrario, le ricadute negative, anche in termini di costi, che molti imprenditori si trovano ad affrontare a causa di una formazione non adeguata o addirittura una 'non formazione' offerta ai propri dipendenti. 

Il sondaggio di Fonditalia
Il sondaggio si rivolge soprattutto agli imprenditori e verrà realizzato con metodo cawi (computer-assisted web interviewing), consentendo di raccogliere dati sul ruolo della formazione continua, nelle imprese, sul rapporto tra impresa e formazione, sulle esigenze formative e sulla percezione di eventuali costi, anche sociali, della mancata formazione.

I dati Isfol sulla formazione
I "rischi" e gli inconvenienti che la 'non formazione' comporta per le aziende sono stati recentemente sottolineati anche dal XIV Rapporto sulla formazione continua a cura di Isfol, in base al quale le imprese che hanno reagito in maniera migliore alla crisi sono quelle che hanno saputo innovare e, soprattutto, che hanno investito in formazione. Dalla considerazione di questi dati prende spunto il sondaggio di Fonditalia.
 
La 'non formazione', inoltre, incide negativamente anche sugli abbandoni scolastici dei ragazzi, che in questo modo vanno a ingrossare le fila dei Neet, cioè coloro che non studiano né lavorano. Mentre gli immigrati di seconda generazione si integrano maggiormente frequentando corsi professionalizzanti.
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