“ Magistratura di sorveglianza, un organo giurisdizionale poco conosciuto ”

Intervista a Walter Carlisi,
Magistrato di Sorveglianza presso l'Ufficio di Sorveglianza di Agrigento e componente del Tribunale di Sorveglianza di Palermo.
02/10/2015

Comasco di origini Carlisi nominato dal plenum del Csm ha cominciato a lavorare ad Agrigento nel ‘93 come sostituto procuratore e nel '98 è stato nominato giudice per le indagini preliminari e giudice a latere in Corte D'Assisi, periodo in cui ha raggiunto grandi successi lavorativi. Dal 2008 in quanto giudice monocratico a Licata rileva il grave problema di omertà diffuso nella cittadinanza: "Testimonianze assolutamente false e stupide – dice Carlisi – la testimonianza ancora è vissuta come un dramma, una vergogna e non un dovere civico". Una nuova sfida professionale per il magistrato che entra in quello che lui stesso ha definito un "mondo nuovo" per una funzione spesso poco conosciuta non solo dall'opinione pubblica ma anche dagli stessi addetti ai lavori e che richiede una grande sensibilità e carica umanitaria come ha ricordato il presidente Lo Presti Seminerio che ha elogiato il nuovo Magistrato di sorveglianza per le sue doti professionali e qualità umane.
La professione di giudice ha da sempre affascinato la nostra società, a causa proprio della natura umana, che da un lato è desiderosa di giustizia e dall'altro brama il potere. Come interpreta Lei questa professione e quali motivazioni di fondo l'hanno convinta ad intraprendere questa carriera?

Quella del Magistrato (io lo scrivo con la "M" maiuscola, non per esaltarne la figura, ma per elevarne il concetto, che è, o dovrebbe essere, quello di appartenente al magis stratus della società, dal punto di vista etico e morale) è una funzione estremamente delicata, che richiede una  elevata preparazione culturale, che deve essere ulteriormente affinata con l'esperienza  nell'esercizio della stessa funzione, che deve essere accompagnata da una solida base di buon senso e di umanità,  che deve essere sorretta da un fortissimo sentimento di onestà, di indipendenza, di estraneità a condizionamenti esterni, di appartenenza ai Poteri costituzionali dello Stato, di senso civico, che deve rifuggire da personalismi ed esaltazioni.
E' in ragione di questi principi che ho intrapreso la carriera in Magistratura ed è in  ragione di questi principi che tento quotidianamente di esercitare le mie funzioni giurisdizionali.
Mi rendo conto che, soprattutto ove presentate ad un giovane che vive le attuali difficoltà di inserimento lavorativo e sociale,  note a tutti noi, queste sembrano espressioni vuote e cariche di retorica, eppure non posso che utilizzarle perché corrispondono esattamente al mio "sentire" ed al mio "essere".

Diventare giudice è una strada non facile da intraprendere per via del lungo iter di studi, delle selezioni rigorose che occorre superare e della delicatezza di questo mestiere, che esige candidati di una certa levatura morale. Quali sono gli step scolastici e di formazione da affrontare per esercitare questa professione?

Come ho anticipato prima, è necessaria una solida cultura di base; sono necessari studi giuridici che formino il giurista in maniera adeguata, non superficiale; sono infine necessari – anzi fondamentali - corsi di preparazione post lauream, che mettano alla prova il giovane laureato sul suo effettivo bagaglio culturale-giuridico, che lo abituino a scrivere (cosa che i laureati in Giurisprudenza non sono abituati a fare, perché l'Università ancora non spinge l'esperienza di preparazione in tal senso), che lo arricchiscano, non tanto di più o meno di utili "crediti" – oggi tanto considerati fondamentali – ma  di una effettiva visione globale del  Diritto, di una capacità di  approfondimento dei singoli argomenti  e di una altrettanto importante capacità di  sintesi.

Dalla sua esperienza potrebbe estrapolare un giudizio sintetico sull'attuale percorso di studi propedeutico alla carriera nella magistratura e al contempo quali consigli potrebbe dare ad un giovane che decidesse come Lei di intraprendere questa strada?

Ribadisco che è necessaria una preparazione di base adeguata; è poi necessario scegliere un ateneo universitario serio, che non regali nulla a nessuno, che costruisca solidamente la cultura del giurista; occorre evitare le università che regalano laure, magari scelte solo perché sono vicine a casa, o proprio perché non pretendono più di tanto dallo studente; questo, del resto, vale oggi per qualsiasi percorso universitario si voglia seguire, anche prescindendosi  da Giurisprudenza; ribadisco ancora che, per superare il concorso in Magistratura è poi utile – se non necessario -  seguire corsi post universitari di preparazione: oggi ne vengono proposti molti ma non tutti sono adeguati e non tutti corrispondono alle esigenze di un soggetto che deve affrontare un iter difficoltoso quale quello della preparazione di questo concorso; preciso poi che, come tutto nella vita, occorre anche una buona dose di intraprendenza e di fortuna; ho visto persone preparatissime dal punto di vista giuridico, che non sono riuscite a diventare Magistrati, nonostante i loro sforzi e il serio impegno profuso; suggerisco sempre di studiare in gruppo almeno una volta alla settimana, al fine di confrontarsi, a condizione che si tratti di un gruppo di persone affiatate, dedite allo studio, che non vogliono perdere tempo.

Profonda conoscenza delle materie giuridiche, valori etici e morali oltre che una buona dose di sensibilità, se volessimo creare la proporzione perfetta tra  i fattori di cui sopra in che percentuale distribuirebbe il loro valore relativo all'interno dello svolgimento di questa professione?

40% alla sensibilità; 40% ai valori etici; 20% alla preparazione nelle materie giuridiche.
Scherzi a parte, è estremamente difficile indicare le percentuali del mix necessario per avere un buon Magistrato. Probabilmente altri potrebbero validamente esprimere differenti proporzioni di elementi necessari per essere e fare bene il Magistrato.

Magistratura di sorveglianza, un organo giurisdizionale poco conosciuto. Ci potrebbe spiegare il ruolo e le competenze di questa figura chiave per la vigilanza nell'esecuzione delle pene?

Il principale ruolo del Magistrato di Sorveglianza è quello di vigilare affinchè, all'interno  degli istituti di pena, i diritti dei detenuti vengano rispettati .
Appare evidente che, in condizioni di sovraffollamento delle carceri e di difficoltà congiunturali economiche, è ancora più difficile tutelari i basilari diritti del detenuto.
E' però da evidenziare che il Legislatore ha ultimamente approntato una serie di riforme a cascata, che riguardano la liberazione anticipata (concessa in misura maggiore rispetto al passato), l'accesso alle misure alternative alla detenzione (facilitato), la messa in prova del soggetto prima del processo (che estingue il reato ove abbia regolare svolgimento e ciò prima del processo), la consistente limitazione dell'uso della custodia cautelare in carcere, le quali - tutte complessivamente considerate - hanno determinato una sostanziale e non trascurabile diminuzione della popolazione carceraria.
Permango comunque le difficoltà economiche che incidono negativamente sulla possibilità di operare in carcere al fine della rieducazione del detenuto: è fortemente diminuita la possibilità di far lavorare i detenuti all'interno degli istituti detentivi; inoltre, da anni, non  si svolgono concorsi per assumere educatori, figure professionali basilari per  realizzare concretamente la rieducazione del detenuto, così come vuole l'art. 27 della Costituzione.
Ulteriore competenza del Magistrato di Sorveglianza, quale membro del Tribunale di Sorveglianza, è quella di valutare la possibilità che i detenuti accedano alle misure alternative alla detenzione (principalmente: l'affidamento in prova ai servizi sociali, la detenzione domiciliare, la semilibertà) onde consentire l'esecuzione della pena fuori del circuito penitenziario.
Concessa una misura alternativa alla detenzione, è competenza del Magistrato di Sorveglianza vigilare affinché la stessa esecuzione abbia regolare svolgimento, affinché il soggetto ammesso rispetti le prescrizioni che gli vengono impartite, così dimostrando il suo allontanamento dal mondo del crimine ed il suo recupero sociale.

Questa che Le facciamo adesso è una piccola provocazione, con quale altra professione, ad oggi, cambierebbe volentieri  il suo ruolo di magistrato sorveglianza?

Vorrei fare l'agricoltore, e conseguentemente vivere con ritmi più naturali, gioire di semplici ed elementari successi, sentirmi più vicino a Dio.
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