Servizi per l'occupazione, quali cambiamenti aspettarsi dalla riforma

Redazione di Educaweb
01/12/2015

Le nostre Faq in seguito al webinar "Servizi per l'occupazione e politiche attive. Come cambia il mercato del lavoro" organizzato da SpesLAB.
La riforma dei servizi per l'occupazione prevista dal Jobs Act  è sempre più imminente e con l'inizio del 2016 comincerà a prendere forma.  La novità più importante riguarda la nascita di una Rete dei Servizi per le Politiche Attive del Territorio e di un'Agenzia per le Politiche Attive del Lavoro (ANPAL) che dovrà garantire, attraverso le Regioni, un miglioramento della qualità e dell'offerta dei servizi di accompagnamento ricerca del lavoro. Questo in estrema sintesi. Ma in cosa consisteranno i cambiamenti? Cosa dobbiamo aspettarci nei prossimi mesi? 
 
La nostra redazione, sempre attenta ad aggiornarvi sulle ultime novità del mercato del lavoro, ha seguito per voi il webinar 'Servizi per l'occupazione e politiche attive. Come cambia il mercato del lavoro', organizzato SPESlab con l'obiettivo di appronfondire, in compagnia di studiosi ed esperti del settore, lo stato attuale delle politiche per l'occupazione in Italia. Ne abbiamo tratto una sintesi che riportiamo, pe facilità di lettura, in un elenco di domande e risposte:
 
Cos'è l'ANPAL e quali saranno le sue funzioni?
 
L'ANPAL, come dicevamo, si occuperà di coordinare la neonata Rete Nazionale dei Servizi per le Politiche Attive del territorio, stabilendo rapporti di collaborazione con le Regioni per supervisionare e indirizzare l'offerta dei servizi per il lavoro sul territorio. L'ANPAL avrà tra i suoi collaboratori i principali enti che offrono prestazioni sociali come l'Inps, l'Inail, ma anche le Camere di commercio, le scuole, le università e le agenzie per il lavoro; lavorerà, inoltre, a stretto contatto con Italia Lavoro e con l'Isfol. Insieme alle attività di coordinamento e supervisione, l'agenzia unica si occuperà anche di stabilire i programmi delle politiche attive finanziate dal fondo sociale europeo. 
 
Quali sono gli obiettivi principali della riforma?
 
Il cambiamento di rotta che si vuole imprimere ai servizi per il lavoro implica, in buona sostanza, un aumento di politiche attive del lavoro rispetto alle politiche passive. Una vera 'rivoluzione' per il nostro Paese che per molti anni si è basato su una concezione del disoccupato come categoria 'passiva', il cui reddito era sì da sostenere con incentivi, ma tali da rimanere in buona parte fini a se stessi. Proviamo a spiegarci meglio: con la riforma gli incentivi per l'occupazione - sul modello dei paesi del nord Europa - dovranno servire ad accompagnare e sostenere i disoccupati nella ricerca dell'impiego, inserendoli in percorsi di formazione e orientamento adeguati alle loro esigenze; non più, come in passato, consistere in una semplice forma di denaro. Infatti, solo dopo essere stato 'profilato' (definito nelle proprie caratteristiche di 'occupabilità') il disoccupato potrà sottscrivere un patto di servizio personalizzato per il reinserimento nel mondo del lavoro e, dopo aver seguito un iter ben preciso, accedere ad eventuali incentivi. 
 
Cosa è l'assegno di ricollocazione che verrà concesso ai disoccupati?
 
Si tratta di una misura specifica riconosciuta solo a chi è disoccupato da oltre 4 mesi. In questo caso, si sospende il patto di servizio e si garantisce al lavoratore una sorta di voucher (somma di denaro), definita in base al livello di occupabilità del candidato: minori sono le possibilità di impiego, più alta è l'entità della somma rilasciata. 
 
A questo punto, il disoccupato sceglierà, tra le strutture private e pubbliche accreditate dalla regione, l'agenzia per il lavoro dalla quale farsi assistere nella ricerca di una nuova occupazione: è prevista l'assegnazione al lavoratore anche di un tutor o job advisor, che lo seguirà nel percorso verso un nuovo impiego. Ma l'agenzia sarà remunerata (dallo Stato o dalla regione con la dote attribuita al lavoratore) solo a occupazione trovata.
 
Che ruolo avrà la formazione nei nuovi scenari del mercato del lavoro?
 
Un ruolo di primaria importanza. La riforma è, non a caso, 'tarata' sulle nuove esigenze del mercato del lavoro, che vuole i lavoratori disponibili a una maggiore flessibilità; cambia il concetto stesso di disoccupazione che prevede, adesso, un ruolo attivo della persona che si rimette in gioco dopo aver lasciato una precedente occupazione. In questo nuovo sistema, è chiaro che l'aggiornamento costante delle proprie competenze diventa l'unica carta possibile e vincente per non rimanere esclusi dalle nuove opportunità. 

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