“ Datemi una connessione internet e vi racconterò il mondo: intervista a Matteo Morichini ”

Redazione di Educaweb.it
Intervista a Matteo Morichini: giornalista, autore, blogger e start upper
15/05/2016

E' giornalista, autore, blogger e start upper. Dopo la Laurea in Storia e Politica ed il Master in Relazioni Internazionali alla Lse di Londra si trasferisce a New York City dove muove i primi passi nel mondo dei media. Matteo è il fondatore di Ciao Checca – uno slow street food al centro di Roma -  test-driver per Tg2 Motori, scrive di sport, viaggi e motori per La Repubblica e collabora con Huffington Post, Vanity Fair Traveller e BlackBird Automotive di Hong Kong.
Matteo che nel 2012 crea OnTheRoad, un blog di auto, cultura, storia e gastronomia, ci racconta come si è avvicinato al mondo del giornalismo e come attraverso il suo blog, dà voce alle sue idee e condivide con i suoi lettori le sue esperienze di viaggio.
Matteo, ci racconti della tua formazione per esercitare questa professione e cosa ti ha spinto ad aprire un tuo blog in cui scrivi delle tue esperienze di viaggio sul web?

Dopo gli studi volevo occuparmi di politica estera ma terminato lo stage di sei mesi alla Farnesina ho cambiato idea. Gli anni di New York mi hanno dato la possibilità di scrivere degli Stati Uniti per alcune testate italiane ed ho messo in pratica gli insegnamenti della London School of Economics dove più che imparare a memoria formule, date ed eventi, ci hanno insegnato a pensare ed argomentare le nostre tesi utilizzando fatti ed eventi. Questo metodo torna utile in molti campi tra cui il giornalismo. Il blog è nato perchè nella mia vita ho avuto la fortuna di viaggiare tantissimo ed al tempo, dato che scrivevo soprattutto di sport e motori, mi piaceva l'idea di poter condividere l'esperienze vissute in giro per il mondo in modo indipendente senza dover mandare proposte ai capi servizio per approvazione. E così è nato OnTheRoad. 

Il nuovo mantra del turismo oggi è un manipolo di parole inglesi: digital tourism, web marketing, blogger, social network, Ota (cioè le agenzie online come Trivago, Booking, Expedia). Il modo in cui si comprano le vacanze è cambiato. Gli addetti del settore, si chiedono come si comporta il nuovo turista digitale, come usare i social network per vendere una vacanza, come sfruttare i blogger…Quali sono secondo te i contenuti di un buon blog che racconta di viaggi e quali informazioni si aspetta il lettore di trovare?

Innanzitutto credo che un blog di viaggi debba offrire contenuti di altro tipo rispetto a ciò che tutti possono trovare sui portali da voi citati. Inoltre bisogna sempre scrivere per i lettori piuttosto che per se stessi. L'importante, secondo me, è dare una prospettiva inedita sul viaggio; cose che non trovi sulla Lonely Planet per esempio. Mi piacerebbe anche che Tripadvisor sparisse dalla faccia della terra. Per quanto riguarda le informazioni ci sono blog e siti utili soprattutto a pianificazione e logistica ed altri come OnTheRoad con un taglio più letterario e personale. Le informazioni cercate, credo dipendano dallo stile di viaggio o vacanza di ciascuno di noi. Per quanto riguarda i contenuti di un buon blog direi che serve un mix di ironia, cultura, storia e originalità. Si possono anche raccontare grandi classici, ma da punti di vista non convenzionali. 

Quali sono le attitudini personali che un travel blogger, secondo te, deve possedere per esercitare la professione?

Pensare di emergere ed affermarsi come travel blogger, soprattutto se i testi sono in lingua italiana, è molto difficile e salvo rari casi vengono a meno quelle credenziali che nel corso di anni ed anni di scrittura si trasformano in autorevolezza. Detto ciò credo che le abitudini più importanti siano un'attenta pianificazione d'itinerari e contenuti, pubbliche relazioni con i partner di viaggio non finalizzate all'ottenere camere o pasti gratis ma nel creare insieme storie interessanti che servano come fonte d'ispirazione per chi legge. Per me è fondamentale anche la qualità della scrittura e il dire le cose come stanno.  

In questo mestiere, sempre in continuo cambiamento, quanto sono importanti formazione e aggiornamento?

La formazione, culturale e accademica, è fondamentale a prescindere da quale lavoro abbiamo scelto di fare.  Gli aggiornamenti dipendono dal tipo di contenuti e piattaforma che si ha a disposizione per raccontare le proprie esperienze. L'importante è essere curiosi, motivati, conoscere la storia di popoli, civiltà e luoghi e infine scegliere con attenzione quali modelli editoriali seguire. Per quanto riguarda i viaggi ad esempio, leggo sempre la sezione Travel del NYTimes e della BBC, seguo National Geographic su Instagram ed utilizzo i cataloghi di grandi alberghi come Leading Hotels, SLH e Relais&Chateaux che avendo spesso strutture nei luoghi più belli del mondo, sono sempre ottimi punti di partenza su cui costruire i servizi.

Sei un uomo dalle mille risorse, c'è un sogno nel cassetto a cui stai lavorando?

E' questo mestiere che mi costringe ad avere sempre nuove idee. Chi si ferma è perduto. Più che sogni nel cassetto ho degli obbiettivi. Con i miei soci vorremmo aprire un altro Ciao Checca a Roma e poi esportare il format a Londra. Per quanto riguarda il giornalismo spero di avere tempo e modo di vedere ed esplorare tutti, ma proprio tutti i paesi del mondo. Viaggiare, in fondo, è uno stato mentale.
 
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